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February 21 A volte ritornanoTorno da un'assenza meditata, che ho tentato più volte di riconoscere come forzata- invano.
Il tempo è stato poco - è vero, ma i motivi sono altri e troppo futili perché li possa esplicitare.
Il tempo è stato poco perché ho dato il primo esame.
Il primo esame - spadadidamocle - portava con sé un groviglio di paure, di insicurezze, di sbagli o presunti tali. L' ho vissuto male - com'era ovvio che fosse, più che altro; e ho riportato sul piano fisico le conseguenze di un malessere ostinato.
E scendo dal pullman, due ore prima dell'orario designato: attraverso la piazza, lentamente, perché i battiti cardiaci rallentino, perché il ritmo si uniformi a quello dei passi, lievemente cadenzato, come per dilatarlo - il tempo.
Non parlo, benché sia in compagnia: ché parlerei, se fossi sola.
E ci fermiamo mi scusi sa dove si tiene l'esame e camminiamo credo si tenga nella sala x in via y e ci fermiamo forse è meglio ci si sieda.
Di familiare -in quell'edificio- nulla: gente che corre e piange e grida e telefona. Come un aeroporto. La stanza è quella giusta: si consegnano i questionari con i dati personali alla donna-automa, che non alza lo sguardo e li divide tra gli assistenti.
Numeri tra numeri. Matricole. Preferirei il D.O.C.G. marchiato a fuoco sulla chiappa, ma comunque.
Iniziano a far nomi: sudo freddo, come se esistesse la possibilità che non mi chiamino.
Una di loro grida: "Lidia xxx".
Stranita, mi chiedo chi sia. Strano come il tuo nome, in questi momenti, non ti appartenga.
I miei amici mi incitano: riemergo, col sentore reale che stia per svenire.
L'assistente è volto noto: Fido- l'ho sempre chiamata così- per l' abnegazione con cui assolve il suo ruolo di portaborse del professore.
Sulla trentina, viso diafano e pulito, foulard da educanda e occhialino tondo da professionista.
Non saluta - ma è nella communis opinio che gli assistenti non salutino- e, fissandomi, con legittimo sguardo inquisitorio, inizia a interrogarmi.
Do risposte ben piazzate ma tremanti: se fossi stata un'altra e avessi visto me dall'esterno, ne avrei parlato come quella nevrastenica che urlava e tremava e sembrava avesse le convulsioni oh mio dio ma 'ste tipe- e dativvélla 'na calmata.
Fido:"Per me può andare..aspetti che la chiami il professore".
E' uno stillicidio che quest'esame si configuri così: se passi dall'assistente, è possibile che, dopo mezz'ora e venticinque sigarette, il professore si decida a chiamarti, farti qualche domanda d'accertamento e metterti il voto.
"Lidia xxx".
Ho pensato solo a quanto fosse brutto: emaciato, capelli tinti di rosso - posticci, denti da fumatore. Ora penso a quanto, visto da vicino, avesse perso l'aura di sacralità: era brutto- ebbàsta.
Domanda secca: rispondo, convinta. Non tremo. Sembra stia tornando padrona di me.
"Signorina, per me va bene. 28?"
February 05 .Man manu ca passunu i jonna sta frevi mi trasi 'nta ll'ossa ccu tuttu ca fora c'è a guerra mi sentu stranizza d'amuri l'amuri E quannu t'ancontru 'nta strata mi veni 'na scossa 'nto cori ccu tuttu ca fora si mori na mori stranizza d'amuri l'amuri |
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