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March 25 La 28-bisStessa dinamica, stessa ansia, stesso voto. No: l'esame era un altro.
Ché poi 'sta cosa mi fa venire in mente che potrebbe diventare come l' otto meno dei compiti di italiano al liceo, che mi è rimasto appiccicato addosso. Però, in questo caso, sarebbe positivo. O no? Le dietrologie universitarie non fanno per me.
Ieri l'attesa è stata snervante: sfogliavo convulsamente le pagine dei libri e tamburellavo le dita sul petto [ La parola 'petto' mi ha sempre rimandato al petto di pollo, che mamma tentava di propinarmi quando ero piccola o alle tette delle nonne, che si chiamano 'petto', non tette, ché la mia- di nonna -continua a sentenziare: "Ma i' teng' 'stu pettacchion', cumm'è ca tu nient'?" *]. Aspettavamo che entrasse il professore, ma entra lui. Riccioli neri che gli si inanellano sulla fronte; occhi scuri, cupi. La cravatta gli dà un tono, ma non gli servirebbe. 'Ale, non è detto. La moglie di Prodi era alunna di Prodi, prima di diventare la signora Prodi. Lui è un assistente - diobbòno- giovane e io - diobbòno il pallore della morte stamattina ma 'na volta tanto truccarmi no,eh? diobbòno- se faccio l'esame con lui capisce che non so una cippa e - diobbòno'.
Harmony vorrebbe che una serie di sguardi concupiscenti c'abbiano aperto le porte dell'ammore.
* Ma io ho questo seno prosperoso, com'è possibile che tu abbia le non-tette? March 14 The tune will come to you at lastChé volevo scrivere tutt'altro - tipo qualcosa sui critici letterari.
E poi, però, m'è venuto da piangere e allora c'ho riflettuto.
Io vivo a metà. Vivo in un dove insonorizzato. Tutto mi arriva filtrato, attutito, svilito. Io non vi sento. Sento una eco che si perde.
'O ti vergogni o inizi a vivere'.
'Come si fa?'
'Ti guardi allo specchio e ti vedi umana. Stop'.
'Sii più puttana'.
Puttana emozionale - intendeva. ' Regàlati, checcazzo ' - intendeva.
E'saggio - lui.
March 02 ParappappappapparàVoglio parlare del festival.
No - non del festival in generale, ché il valido anonimoimbustato basta e avanza. E neanche della strumentalizzate gag familiari Totti - Ilary. E neanche delle non-tette della Cabello che sono-come-le-mie-e-che-ci-permettono-di-indossare-qualsiasi-cosa-senza-risultare-volgari-e-senza-sbatterle-qua-e-là. Oh.
Io voglio parlare della sig.na Tatangelo. La de cuius s'è presentata a Sanremo, negli ultimi due anni, con canzonette musicalmente aberranti, servitele pronte in Cuki Gelo Più dall' onnipresente Gigggi D'Alessio e da lei acriticamente accettate, per ovvi motivi di patronato e di fama. E' l'unica attenuante (non esimente- per carità) che concedo alla giovin donzella frangettata, per aver presentato e rappresentato, sul palco dell'Ariston, l'aspetto deteriore della donna.
La canzone con cui si presenta l'anno scorso, Ragazza di periferia, si impernia su una distinzione, di vago retaggio medievale, tra l'eterea figura di una ragazza di periferia- borgatara d'a Ciociaria- e un subdolo fedifrago ragazzo di città. Lui finge di amarla e poi la lascia perché lei non c'ha le Converse All Star ma le Espadrillos della fiera di ferragosto. Lei si strugge perché è ingenua e già la nonna le aveva ricamato il corredo e si erano dati un sacco di baci sulla bocca. E, nel giorno funesto, chiusa nel suo dolore e nella sua cameretta, osserva, con aria trasognata, Barbie- sposa di maggio e immagina che il ragazzo di città starà ridendo di lei con gli altri ragazzi di città e la staranno prendendo in giro, offendendo la sua dignità di ragazza di periferia, con frasi sboccate e irripetibili. Quasi quasi, si va a confessare da Don Gennaro, ché si vergogna per loro.
Quest'anno, invece, Anna e il suo protettore ci propinano un malriuscito tentativo di canzone impegnata, che ho dovuto sbobinare, perché i testi non sono ancora forniti. Le prime strofe appaiono fortemente ambigue, il che dà da pensare che la ragazza di periferia abbia fatto tesoro dell'esperienza: lui fruga, indaga come un lupo dentro di lei. Mmm.
Ma, già alla terza, ricomincia la pantomima della giovine ragazza sedotta e abbandonata, perché lui la vede come un giocattolo, una palla e ancora come il miele da mangiare. E ancora - testualmente: "ma ti stai sbagliando sai io nn sono una ciliegia". E il ritornello ribadisce che essere una donna non vuol dir riempire solo una minigonna (rima donna-minigonna terribile: ho rimpianto i tempi di siamo donne oltre alle gambe c'è di più) e che non vuol dire credere a chiunque se t'inganna. Poi ci rende partecipi di un'ulteriore sfiga -tutta al femminile: essere guardata e seguita (seguita??) le pesa e si sente offesa da certi complimenti rozzi, ché non ci dimentichiamo che è una ragazza di periferia, costretta a vivere in un mondo di lupi famelici, maniaci segugi e - in climax - ragazzi di città.
A degna conclusione: "Ma ti sbagli, sai: son davvero un'altra cosa".
Anna: sta' tranquilla. CeLoSo che sei davvero un'altra cosa.
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