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9月28日 Suicidii sociali. Stamane, il citofono: " C'è posta da firmare ".
M'appropinquo al portone, percorrendo, quindi, la tratta- corridoio ( niente scale, ché abito a pianoterra ), nelle condizioni che seguono:
- fuseaux nero Av fiitness, che la mamma mi comprò, alla fiera di ferragosto, per l'educazione motoria in quint'elementare;
- maglina sbrindellata, bianc'azzurrina, fantasia floreale, tra le cui rose campeggia la scritta ' MAGNOLIA. Sotto il segno della rosa.." , originariamente appartenente a pigiama che la mamma mi comprò per la gita di seconda media a firenze, cui imputo ogni colpa per i mancati slinguazzamenti, macchiata, a schizzi, di nesquik che mi è finito addosso a colazione;
- occhiali minimal, montatura trasparente - lente ovaleggiante, da studentessa universitaria tristeesolitaria nella sua stanzetta umida;
- capelli bisunti, autoaggregatisi in una coda, fermata con elastico giallo a forma di papera, mai più scioglibile/ conseguent'esibizione d'orecchie a sventola;
- manina ( in vista, ché ho firmato) colorata di pennarello verde, perché io sono mancina e c'ho il problemino atavico che passo con la manina sul frescodiscrittura.
Ho avuto cura di liberarmi, un attimo prima, di:
- plaid putrescente coacervo d'insettaglia nel quale mummificavo;
- paraorecchie di Gatto Silvestro.
9月25日 Edizionestraordinaria.Spettatrice basita di un siparietto indecoroso, all'indomani del, l'indomani delle efficienti tivvù locali ch'approntano lo studietto per l'edizione straordinaria e le segge, almeno due, per sindaco e opinionist'abituale. L'indomani della telefonata ai politicucci locali e non, magari solo oriundi, e avellino, di politicucci e - oni, ne ha sfornati varii, lanciatissimi - prima e poi, immortali - sul mercato nazionale. All'ennesima domanda su dove si trovasse, cosa fosse, a quali vip avesse dato i natali la mia (st)ridente cittadina, nella quale cadono tutti i noncampani - prim'o poi, immortale - risposi, beffando: " E' la città di De Mita e Mancino, ma anche di Gargani e Rotondi ". La città di : la città è loro. Di proprietà. Avrebbe tanto voluto essere un bisenso.
E' proprio dall'ultimo figuro, di due righe sopra, assai caro agl'ambientucci cittadini, che ci perviene la riflessione illuminata (-ante), all'indomani del. Ché - cosa ci possiamo aspettare - no, non è che lui ci dica queste cose per fare il marchettaro dei voti, no, ché lui lo fa per amor-della-città, per farci capire che avellino è una città sotto il pieno controllo della c-a-m-o-r-r-a e che la polizia - ecco di chi è la colpa - la colpa è della p-o-l-i-z-i-a, che - dov'è? - non c'è, la polizia, e il prefetto lo vede che c'è bisogno di un controllo a -t-a-p-p-e-t-o? Lo vede o no? Che un ragazzino viene sparato di sabato sera nella via più frequentata della città e la polizia - dov'è? - non c'è. Bercia di delitti di camorra - il disonorevole - e che il prefetto veniss' a vedere il controllo della polizia a- t-a-p-p-e-t-o, al nord, il prefetto, e poi vediamo se ammazzano un ragazzino con la pistola a centro città di sabatosera. Veniss'a vedere, il prefetto, dove sono stato eletto io, a millechilometrididistanza, perch'io di certo non sto tornando di corsa ad avellino per fare il marchettaro dei voti, no di certo, io. Poi, il saluto ciancioso, istituzionale, di quelli per i morti in iraq, per ilpiccolotommy, per i delitti di camorra, quelli veri: condoglianz'allefamigliecolpitedalgravissimolutto,chécertolenostre
parolenoncontribuirannoafartornareinvitalui.
Ma niente paura: sta tornando di corsa.
9月23日 Serva dei servi dei serviRicordo che, tempo fa, leggiucchiava questo blogghe. Non so se lo faccia ancora, dopo la sconfortante virata solipsistica (del blogghe), ma, insomma, a Roberto Montefusco, (saviamente) dimessosi dalla presidenza della quarta circoscrizione cittadina, tutt'il mio supporto. 9月20日 In facoltà ( dei poteri conferitimi ).IlPotentino. Il primo di cui dico perché il primo su cui abbia soffermato il mio sguardo per più di quattro secondi, il primo giorno d'università. Credo si chiami rocco - il potentino - ma è vaga reminiscenza, perché lui è IlPotentino. La tenuta-base de IlPotentino è una tuta arena anni '90, con il logo arena giù per la gamba, e i bottoni, che, da sempre, mi ricordano i pantaloni a strappo dei California Dream Men. IlPotentino ha il viso pulito del ragazzo studioso, cresciuto in un paesino inculoadio, pupillo della maestra elementare, che leggeva i suoi temi in classe, e diplomato con ottimo alla scuola media 'Torquato Tasso'. Il sorriso de IlPotentino è cosa rara, ma merita. Il suo sorriso è d'un bambino, alla maestra.
Andrea. Andrea ha la faccia da culo, da saltimbanco del villaggio. Andrea vota fini, e sciorina la menata da apologeta del postfascismo, ogniqualvolta sia inseribile in un discorso (ma anche no). Andrea è matto. Un matto irresistibile. Andrea è il cazzaro filofascistiello più irresistibile che conosca. L'ultimo incontro dialogico tra me e Andrea si risolse in diatriba violenta. Ci trovammo attorno turba d'astanti. Si stava urlando - evidentemente. Ora, rompe il cazzo a tutti con la storia della fondazione, insieme ai suoi amici farlocchi, d'un partito filofascistiello ispirato a nonsoché e mutuato da. Cerca proseliti in regione ma, in hirpinia felix, nulla. La dc si autoperpetua per partenogenesi.
Fabiana. La bona della claque. Storicamente fidanzata con fantomatico bono del paese muscolo-gonfiato. Fabiana non parla quasi mai. Sorride, spesso. Fabiana è d'una semplicità disarmante. Nessun artifizio. E' come la vedi. Bona.
Francesco. Corrispondente per Le Cronache di Ponticelli e contigui.. Stacanovista. Uno che ci mette tutto di sé, in qualsiasi cosa. Gli indolenti gli danno al cazzo. E', incontrovertibilmente, in gamba. E' il primo di loro che abbia propriamente conosciuto. Lui s'agitava, una fila davanti a me, ché non ricordava il nome del filosofodeltempo che aveva portato alla maturità. E, per Fra - ma l'avrei capito dopo - non ricordare il nome del filosofodeltempo è imperdonabile. Bergson, senza voltarmi. Sguardo. E' il primo di loro cui mi sia affezionata. Il più simile a me. Probabilmente, il più. Il buongiorno, grave, di Francesco mi riconcilia con un sacco di cose. Con me, per prima.
Alessio. Alessio è la mascotte. Il re dei caccapipì-caccapipì. Il re della battuta maliziosa da scuola media. Il re dei lanci di palline. Delle gare di rutti. Se si parla d'Isa, fidanzata storica, bolognese, trasalisce e si fa serio. Innamorato cotto. Fa la spola na-bo da anni. Mai sentito lamentarsene. Bello trovarlo, uno così.
Antonella&Antonio. Son sempre loro, quelli cui non credi d'aver nulla da dire, a. Li rimando a settembre, fiduciosa.
Quel che vomiterei.
Le vrenzole. Impossibile non trovarle imbarazzantemente allineate, in schema difensivo, lungo il muretto poggia-culo del secondo piano, fieramente sprofondate in braccio a qualche cuozzo, lampadato, biascicante idiomi non pervenuti. Servo della gleba. Lei pigola che è chiatta per farsi dire che è secca. Lui rutta. Lei ride a singulti. Lui le porta la pinko-bag. Lei s'aggiusta il push-up. Lui ci prova con un'altra. Lei fuma marlboro lights. Lui no, ché le ha regalate a lei. Lo sport delle vrenzole è l'invettiva contro l'assistente che le ha bocciate; le inavvicinabiles che le hanno ignorate; gli altri cuozzi che le hanno inculate. Lo sport dei cuozzi è stilare la classifica di quelle che non gliela danno.
Le inavvicinabiles. L'avanguardia. Il consesso d'elette di prima e seconda fila. Terza, và. Stabilmente in posizione dalle sei e quarantacinque alle ventidue e tredici. Non ammettono alcuno spostamento possa portarle a contatto con le retrovie. Sono inamovibili. Sono amiche delle assistenti e non aborrano le vrenzole, perché non ne conoscon l'esistenza. Non son previste ammissioni in corso d'anno: esse si riconoscono i primi quaranta secondi del primo giorno e si compattano. La loro carica è vitalizia. Il loro sport è lo scambio d'appunti convulso con la collega di destra. Per distrarsi, si soffiano il naso. Vogliono fare i magistrati, come ogni missitalia. Ma - loro - ci riescono.
Special mention to: Ale, ché mi sembrava riduttivo parlarne in questa sede; Giuseppe, Marianna e Fonso, che ci hanno abbandonato in corso d'anno, mai compianti abbastanza; l'addominale scolpito di FraDbr; il vestito della domenica di quel tizio armadioso che, ogni mattina, è in tight, sempre lo stesso; la logorrea del casertano; City, il giornalucolo gratuito illeggibile, e la ragazza che lo distribuisce al rettifilo, ore otto e tre minuti. 9月15日 *rosa come un romanzo di poca cosaButto giù una tisana alla liquirizia, imbevibile. Nero venato d'ocra. Una persona importante riappare, ma, sorprendentemente, non è mai stata via. La saudade è una bestia, quando il presente ti costringe - mentre trangugio margherita e aranciata spaccata in due. Di esami che non ingranano e rapporti che fuggono qualificazioni di sorta. Tu odii i rapporti ambigui - sentenziò Jack, e il mio sgranar gli occhi voleva dirgli - dirmi - che la facilità con cui mi si conosce m'inquieta. E, invece, tu, sono le tue espressioni che m'innamorano. Che parlano per te. Che ti disegnano contorni a sfumare. Saresti la mia ultima certezza, se solo ne avessi. 9月11日 Una storia disonesta (1976)Non scrivo perché non ne abbisogno. Non abbisogno di autoincensarmi. Non abbisogno che m'avanziate critiche da una spanna più su. Non abbisogno di pensar di scriver male, male davvero. Ne ho le palle piene, girate, vorticanti. L'orticaria. M'avete rotto il cazzo - col cuore, col cazzo. Non abbisogno d'insensatezze bloggaiole. Avvilentiannichilenti. D'insensatezze che snaturano, che fuorviano. Non abbisogno dell'editore che m'assoldi, né del talent scout che mi sbatta ( in prima pagina ) . Io sono il talent scout. Io mi scopro e m'adopro. Tiro dritto. Il rovescio? Tira a campare. Tiro le cuoia, presto davvero. 9月6日 E guardo il mondo da un oblò.Ho un biglietto per roma; ne vorrei uno per il canada, per koh thai, per innsbruck. Uno per la scandinavia. Ne voglio uno per le Fær Øer, uno per vedere il Dettifoss. Per brezovica, da david; per berna, da ramona. Voglio un biglietto per lisboa.
Anzi, due. 9月2日 - Del preconato e del tantoagognato -In quarto ginnasio - quattordici/quindici anni, ero ancora lì a dichiarare con fermezza che non avrei baciato mai essere umano in vita mia. Essere umano che respirasse, ché avevo e mi è rimasta la fobia dell'altrui alito. Ricordo il momento esatto in cui lo rivelai alle bratz-amiche incredule - tutt'e tre sedute sul muretto della scuolamediaSolimena e sorseggianti una coca in tre. Ne dedurrete che ho colpevolmente evitato la fase festa-delle-elementari, cui non ricordo di esser stata mai invitata e cui non avrei mai messo piede, vista la tendenza imperante in classe di tocchicciare culi e nontette delle più espansive. Ne dedurrete che ho colpevolmente evitato anche la fase giocodellabottiglia, perché, non avendo mai baciato, avevo paura che il brufolazzo di turno se ne accorgesse e lo rivelasse alla claque di brufolazzi compari. Alle medie, inoltre, nella mia classe, c'era un balordo ineducato e malmenante ma dalla fisicità prorompente, che m'aveva dichiarato il suo amore, nonostante continuasse a sbaciutocchicciare tutte le tettineincipienti, conquistate a suon di scazzottate nel cortile e dialetto-lingua-madre. Ricordo che passavamo ore pomeridiane a scriverci essemmesse, in cui io gli ribadivo che baci niente, ma se vuoi posso aiutarti con l'analisi logica. Nell'estate tra il quarto e il quinto ginnasio, in cui - diciamolo - iniziavo a diventar davvero bella, ma ancora senz'alcun accenno di forme - illusa, pensavo si trattasse di tempo - conobbi i nuovi compagni di classe liceali delle mie ex compagne di classe delle medie. Tra loro, un balordo ineducato, malmenante e dalla miserrima fisicità, che pensò bene d'amarmi e regalarmi roserosse e ciarpame vario. Memore delle occasioni perse alle medie con il bruto, decisi, dopo il suo corteggiamento serratissimo e sgrammaticato, di fidanzarmici e di elargire il fatidico primobbacio. Ci baciammo, quando mi accompagnò a casa dopo scuola, lui appoggiato alla sua moto color sgargiante, io in piedi con mani aderenti al corpo e occhio fintochiuso. Del fatidico, ricordo solo il conato fortissimo che lo seguì, e che mi costrinse a precipitarmi in casa con una scusa. Mollai il motociclettaro due settimane e due vomitevoli baci dopo.
Ne dedurrete che, dal fatidico, la mia carriera baciatoria abbia subìto una soddisfacente ascesa, costellata di successi slinguatori arditi. Il bacio più bacio della storia dei baci adolescenziali ma anche post - che nessuno s'offenda - fu il primo con Andrea, il mio ragazzostoricodell'adolescenza. Incontrai, per la prima volta, Andrea, mentre interloquivo con J., miglioreamicadiallora, sulle scarse possibilità che i miei mi spedissero, a capodanno, a fare la fighetta in posti fighetti. Ad altezza incrocio viacolombo-viadeconcilii, io e J. intravedemmo un tizio pseudoamico e c'appropinquammo per - presumo - saluto bacetto-bacetto. Pseudoamico s'accompagnava a giovincello-decisamente-fascinoso, che ci presentò come Andrea, il mio migliore amico. Uau. Andrea stregò me. Io stregai Andrea (ma ne ero ancora all'oscuro) . Andrea stregò J.
Io e J., appena allontanateci, pronunciammo quasi in sincrono: 'E' mio'. Quando dallo pseudoamico appurai la corrispettività di sentimenti me/Andrea, agii e uscimmo insieme spesso. Ne dedurrete che avevo bisogno di riscattarmi dal bacio-pre-conato col bruto, ma Andrea dichiarò d'avere un herpes zooster. Accusai il colpo, ma non desistetti. La volta dopo, accadde iltantoagognato. Cercammo riparo sotto un portico a centro città - ingenuamente ignari del fatto che, a tentar di rovinare il tantoagognato, ci si sarebbero messi un gruppo di brufolazzi invidiosi e urlanti oscenità. Lo ricordo ancora come il bacio più bacio dei baci, preludio d'intensissima storia d'amore stereotipatamente adolescenziale.
Poi, c'è stato losvenevolbacio, ma decisamente più in qua coi tempi e con gli uomini. |
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