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March 17 filomena marturano
c'è che racconto un incubo a una persona e aspetta che ci disegno un fumetto e aspetta che scenda a comprar il carboncino e questo nel giro dei due istanti successivi. stamane che m'astraggo dalle abusate ciarlerie dei giovini giuristi federiciani pidiellini antiabortistiperchéfaserio, l'aula ottagono m'appare come l'unica che sia degna d'ospitare un consesso universitario, perch'è lignea, vetusta e con gli scaloni a degradare verso il basso. originariamente, leggo, era un'aula di chimica e allora in quarta fila vedo la mia mamma e quant'è bella, bella in modo sottile, e un fermaglio d'osso che le trattiene i capelli. io e gilda dicevamo ch'avremmo fatto come quelli di un telefilm su raidue, che in casa erano in dieci e poi forse una era pure incinta, forse no. c'immaginavamo insieme, comunque. quantomeno io c'immaginavo sullo scalone dell'alma mater e l'esame di fisiologia cui l'avrei accompagnata e i film di woody allen. tanti anni fa, quando papà era un mito e ci portava alla villa esther, io e tommi cantavamo il fico di guccini che mettevamo nella rover verde bottiglia. nella nuova macchina di papà non ci sono mai salita. l'estate di due anni fa, che tutto s'ammantava di una compostezza corposa e io e te non avevamo ancor mai litigato, giocavamo al gioco del chi dice più verbi con una lettera vince. ne dicemmo, com'è ovvio e non lo era, centinaia e probabilmente t'arrendesti tu perché io non mi sarei mai arresa, perché era il gioco che facevo nella rover con papà. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://lidiose.spaces.live.com/blog/cns!811E71219F8AFE48!1677.trak Weblogs that reference this entry
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